dialogo schietto tra un socialista sincero e un libertario sincero


Giuseppe ed io condividiamo parecchie cose, a partire dal cognome e dal paese d’origine. Ce n’è una, però, che ci divide: la prospettiva con cui guardiamo il mondo.
Lui è un marxista convinto e sincero. Altrettanto sinceramente io sono anarcocapitalista (si, è vero, quando sono un po’ triste e depresso divento minarchico, ma nei momenti migliori sono anarcocapitalista).
Trovo affascinante la discussione con lui.
Il nostro ultimo scambio di opinioni è stato scatenato da una frase che Giuseppe ha colto nel leggere un testo di microeconomia:

“gli autori di questo libro lavorano per le università che sono essenzialmente imprese che forniscono servizi educativi e che svolgono attività di ricerca”.
(Pyndick & Rubinfeld, Microeconomia, 2013, p. 189)

Il suo commento a questa frase è stato il seguente:
“Il senso americano dell’uomo. Sei un porco, cresci, riproduciti e ti scanno per la produzione di salsicce e prosciutti.”
Come capita abbastanza spesso, il suo commento mi ha spiazzato.
Tutto potrei vedere nella citazione di Pyndick & Rubinfeld, tranne che quello che ci ha visto lui, per cui mi è venuto spontaneo porgli una domanda, da cui poi è nato un breve dialogo, che, col suo consenso, mi sento di condividere qui.

Io: “dunque, secondo te scambiare liberamente beni in cambio di mezzi utili per procurarsi altri beni è essere porci?
Non capisco il collegamento tra l’ovvietà detta da i due autori del libro ( le università, anche quelle pubbliche, sono imprese e forniscono servizi educativi) e il presunto senso americano dell’uomo ( che a me sembra molto diverso…).”

Giuseppe:”Ovvietà nel tuo mondo che, fortunatamente sta finendo….”

Io: “Spiegami. L’università non è un impresa? E se non è un’impresa, cos’è?
Non fornisce servizi educativi? ( quella italiana si, sono d’accordo, non fornisce più servizi educativi da un pezzo…)
E in cosa il tipo d’impresa e di servizi si differenzierebbe nel caso in cui tale istituzione sia pubblica?”

Giuseppe:” La costruzione dell’uomo. Anzi dell’Uomo è l’obbiettivo dell’Università e dunque in tutte le sue sfaccettature, non solo in quella di consumatore e produttore (leggi porco).”

Io: “Giuseppe, in termini più concreti?
Cosa sarebbe l’Uomo? E perché qualcuno dovrebbe arrogarsi il diritto di sapere come vada “costruito”?
Chi sarebbe questo sacerdote, e in nome di quale Dio agisce?”

Giuseppe:”Innanzitutto sarebbe interessante capire chi è il sacerdote che ha stabilito che l’uomo è solo una bestia da consumo e produzione. Ribalto insomma la tua domanda. Io credo che l’istruzione debba dare capacità di discernimento: estetico,etico e epistemologico. Contano dunque tante cose che per un uomo ptogettato al solo atto del consumo e produzione sarebbero inutili. Ma sai, chi propaganda quello che dici tu vuole per se un educazione come dico io e per i suoi schiavi una come dici tu…..”

Io: “” Innanzitutto sarebbe interessante capire chi è il sacerdote che ha stabilito che l’uomo è solo una bestia da consumo e produzione.”
Nessuno. Infatti non è una bestia da consumo ( né da riproduzione). E’ un uomo che ha delle esigenze, delle necessità, dei desideri e cerca di soddisfarli. Diciamo che, come dice uno dei miei filosofi preferiti, cerca la felicità. Ognuno a modo suo. Per qualcuno la felicità è ascoltare Mozart, per qualcun altro mangiare una crostata ben fatta, per qualcun altro osservare un bel tramonto, per qualcun altro ancora avere una splendida collezione di francobolli. Non credo che nessuno abbia il diritto di sindacare cosa rappresenti la felicità per qualcun altro. Tutte queste espressioni dell’animo umano hanno la stessa dignità.
La libertà di poter scegliere quale sia la forma di realizzazione ( per dirlo con una terminologia bruttissima) che più ci aggrada comporta l’onere di assumerci la responsabilità delle nostre scelte. Duro, ma giusto. Il che significa che ci si deve guadagnare la possibilità di soddisfare le nostre aspirazioni.
Ora, siccome il mondo è una piccola pallina di fango nel vuoto cosmico, le risorse sono finite, e poiché molte persone ambiscono a usufruire di queste risorse ( per i scopi che più gli aggradano, vedi sopra) è giusto, a mio avviso, che ci sia un criterio di selezione per l’accesso a queste risorse.
Ovviamente se ci fosse un decisore umano a stabilire questo criterio, ci sarebbe arbitrarietà e possibilità di favoritismi. Il criterio più corretto deve essere generale e impersonale. Si chiama legge ( intesa nel senso più nobile e formale ) e, all’interno del suo alveo, libero scambio. Sottolineo libero, poiché è la volontà di qualcuno di decidere cosa sia meglio per me ( o per te) che va contrastata.
“Io credo che l’istruzione debba dare capacità di discernimento: estetico,etico e epistemologico.”
Pienamente d’accordo. E insegnare questa capacità, instillare nelle menti questo senso critico è qualcosa che molte persone ( me compreso) ritengono che abbia un valore elevato.
E sono disposte a riconoscere questo valore, e l’impegno che l’insegnante profonde per impartire le sue lezioni.
E, riconoscendolo, sono disposte, liberamente, a rinunciare ad altre opportunità, pur di usufruire del servizio che l’insegnante offre.
Insegnante che sarà ricompensato, grazie a questa altrui rinuncia, dalla possibilità di scegliere il modo di reimpiegare le risorse cui noi discepoli abbiamo rinunciato.
Ovviamente, questo giro di parole significa solo che chi dà valore a una cosa è disposto a pagare per essa.
Chi invece vorrebbe averla gratuitamente ( ciò significa che non sarebbe disposto a rinunciare a nulla per apprendere a discernere), evidentemente, gli attribuisce un valore minimo.
Valore talmente basso da non voler rinunciare a nulla per tale capacità di discernimento.”

Lo scambio, momentaneamente, si interrompe qui, ma il dialogo tra di noi, nonostante le profonde diversità, prosegue…

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