Faciamus experimentum

Se si volessero comprendere le ragioni della persistente difficoltà del libertarismo a diffondersi nella realtà italiana nulla sarebbe più utile del riprendere le amare e ironiche considerazioni che Vilfredo Pareto, nel 1895, rivolge a Giuseppe Todde:”Le proposte del Prof. Todde sono ottime oggettivamente. Sono deduzioni perfettamente logiche della scienza economica, ed hanno per sé molti fatti della storia…Ma soggettivamente le proposte del Prof. Todde sono pessime, perché egli non ha pensato alla greppia dei nostri politicanti…Egli vorrebbe escludere dalle rappresentanze sarde provinciali i membri delle due Camere del Parlamento, come pure esonerarli da tutte le pubbliche amministrazioni…Poveri noi! Quando un professore di Università ha idee tanto anarchiche, si capisce che c’è un medico solo che può salvare l’Italia togliendo che sì mal seme possa germogliare…Se l’esperimento che vuol fare in Sardegna avesse mai povero successo, non ci sarebbe caso che si volessero imitare quegli ordinamenti in tutta Italia? E allora che ne facciamo di tutti i nostri politicanti?”.
Ma di quale esperimento si parla, e chi è questo professor Todde a cui il Pareto dà bonariamente dell’anarchico?
Rispondere alla seconda domanda apre uno squarcio su un’epoca in cui il liberalismo in Italia sembrava, ancora, avere delle speranze.
Giuseppe Todde, nato a Villacidro, in provincia di Cagliari, nel 1829, dal 1856 ha insegnato diritto ed economia nelle università di Sassari, Modena e Cagliari, dove nel 1888 diviene rettore.
Membro dell’Associazione Adamo Smith sin dalla sua fondazione, nel 1874, è un convinto liberista.
Le sue proposte, avanzate in uno scritto sulla Sardegna del suo tempo (“La Sardegna”, Bencini, Firenze-Roma, 1895.), sembrano scritte apposta per scoraggiare noi libertari oggi: alleggerire i dazi, e i monopoli, le imposte, abbassare i costi dei noli, creare un porto franco, sollecitare lo Stato per l’emanazione di una legislazione speciale per garantire una piena autonomia alla Sardegna, oggetto del suo “esperimento”, per vent’anni , lasciare alle autonomie locali la cura dei propri interessi. Tutto ciò nel 1895.
Scriveva Todde: “Il concetto generale delle riforme che si propongono è questo:applicazione, la più possibilmente larga, di un regime liberale economico: fare qui l’esperienza di un sistema di governo, che, lasciando all’attività dei privati di provvedere al loro benessere,allarghi la possibile loro sfera d’azione per tutto ciò che non è essenzialmente richiesto dalla necessità politica per l’unità nazionale. “Faciamus experimentum”; sì, facciamola questa esperienza sulla, e nella Sardegna, perché non è difficile che poi i buoni effetti che ne risulteranno impongano di applicare lo stesso regime ad altre parti, o a tutto lo Stato, tanto per la sua economia che per la sua amministrazione.”
Bene, sono passati più di 100 anni e noi siamo ancora qui ad aspettare che la nostra “classe politica”, il nostro stato, faccia qualcosa che nuoce a sé stessa. Questo, mettiamoci il cuore in pace, non potrà mai accadere ed è per questo che l’appello che parte da fabristol su LibertariaNation non può che essere accolto con entusiasmo, e, nello stesso momento, credo che sia veramente importante tenere presenti le considerazioni proposte da Carlo Lottieri sul ruolo che noi libertari dobbiamo interpretare nella società.
Per questo, sommessamente, porto anche io i miei due centesimi, e propongo, nelle nostre iniziative libertarie di ispirarci a Lysander Spooner e di metterci, quando possibile e per come ci è possibile, in concorrenza con lo stato.
Sia chiaro, il realismo ci impone di sapere che nessuno di noi domani fonderà la sua American Letter Mail Company, ma perché ciò che noi facciamo sia veramente “qualcosa di veramente liberante e libertario, che metta ogni giorno sotto accusa le mille aggressioni perpetrate dallo Stato ladro ai danni dei ceti produttivi”, questo qualcosa, qualunque cosa sia, deve nascere in un modo tale da contrapporsi legittimamente allo stato e alle sue carni malate.

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