L’origine dello stato (4)

“could we take off the dark covering of antiquity and
trace them to their first rise, we should find the first of them nothing better than the principal ruffian of some
restless gang; whose savage manners or preeminence in subtilty obtained him the title of chief among
plunderers; and who by increasing in power and extending his depredations, overawed the quiet and defenceless to
purchase their safety by frequent contributions”
Thomas Paine, Common Sense.



L’osservazione di Carneiro citata nel post precedente è innegabilmente convincente: la guerra è lo strumento attraverso cui le piccole comunità, i villaggi del tardo neolitico, hanno cominciato a aggregarsi tra loro per diventare, col passare del tempo, strutture sociali sempre più estese e gerarchizzate, ma non può esserne la causa.
A caratterizzare le regioni in cui le prime entità statali storicamente accertate si sono formate è, sempre secondo l’ipotesi di Carneiro, la particolare conformazione geografica, che rende limitata e circoscritta il territorio sfruttabile per l’agricoltura.
Se tale fattore fosse stato disponibile in sovrabbondanza, eventuali “guerre” tra villaggi si sarebbero potute risolvere con l’allontanamento volontario da parte degli abitanti del villaggio sconfitto, che si sarebbero reinsediati nella prima zona fertile sufficientemente distante da metterli al sicuro dagli assalti nemici.
La tesi di Carneiro è che la valle dell’Indo, il bacino del fiume Giallo, la Mesopotamia, l’Egitto, e le pendici delle Ande rivolte verso il Pacifico, per effetto della loro peculiare conformazione geografica, abbiano impedito che, oltre una determinata soglia di popolamento, le comunità sconfitte nella lotta per il dominio sulle terre fertili si reinsediassero in un altro territorio.
Tali comunità sarebbero state sottomesse dai gruppi vincenti, con una conseguente crescita della complessità sociale.
A questa teoria si può associare, così come è stato proposto anche per eventi di formazione statuale ben più recenti da Mathieu Deflem [1], quella, formulata da Elman Service, che potremmo definire della “leadership istituzionalizzata”, in cui la società, al crescere della popolazione, si struttura inizialmente come chiefdom, prima, e poi come burocrazia statale, per l’emergere di figure di leader, “big men”, che vengono a ricoprire, prima in modo informale, e poi in forma sempre più istituzionalizzata, un ruolo di guida.
Per riportare, a questo punto, le parole di Carneiro, si ha che “the expansion of successful states brought within their borders conquered peoples and territory which had to be administered.
And it was the individuals who had distinguished themselves in war who were generally appointed to political
office and assigned the task of carrying out this administration. Besides maintaining law and order and collecting taxes, the functions of this burgeoning class of administrators included mobiliting labor for building irrigation works, roads, fortresses, palaces, and temples. Thus, their functions helped to weld an assorted collection of petty states into a single integrated and centralized political unit. These same individuals, who owed their improved social
position to their exploits in war, became, along with the ruler and his kinsmen, the nucleus of an upper class. A lower class in turn emerged from the prisoners taken in war and employed as servants and slaves by their captors. In-this manner did war contribute to the rise of social classes.”

In altri termini, all’interno delle comunità vincenti si afferma una leadership che può sfruttare il surplus derivante dallo sfruttamento delle comunità sottomesse per garantirsi il consenso dei membri del suo entourage.
Questo entourage comincia, così, a definirsi come classe dominante, mentre la popolazione dei villaggi sottomessi costituirà il nucleo delle classi subalterne. Oltre a ciò, l’afflusso di tributi riscossi a discapito di queste ultime consente di esonerare definitivamente dalle attività connesse alla produzione agricola una parte della popolazione che è spinta a occupare i nuovi ruoli e le nuove funzioni necessarie in una società via via più complessa.
Una volta che il chiefdom si è creato la crescita di complessità fino alla nascita delle prime realtà statali vere e proprie è esclusivamente di ordine quantitativo, mentre ad avere un valore di spartiacque è proprio la genesi di questo primo tipo di istituzione inglobante più villaggi in una gerarchia definita da rapporti di forza militare[2].
[segue]
NOTE:
1. Mathieu Deflem, “Warfare, Political Leadership, and State Formation: The Case of the Zulu Kingdom”,
1808-1879, Ethnology38(4):371-391 (1999) – html
2.Gavrilets et al.: Cycling in the Complexity of Early Societies. Cliodynamics (2010) Vol. 1, Iss. 1

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7 risposte a L’origine dello stato (4)

  1. Antonello Barmina ha detto:

    Non riesco a comprendere per quale motivo si voglia vedere nelle formazioni sociali del paleolitico qualcosa che vagamente possa essere assimiato allo stato, che è invece un’istituzione propria della modernità. Lo stato, come ente superiorem non recognoscens, nasce, a voler essere generosi, nel tardo medioevo.

  2. bourbaki ha detto:

    No, le formazioni sociali del paleolitico non sono assolutamente assimilate a uno stato, sono sempre definite come nuclei familiari estesi di cacciatori raccoglitori ( non potrebbe essere diversamente). Le prime formazioni assimilabili a uno stato, in un senso che ho chiarito nel primo post della serie (“Un’unità politica autonoma, che riunisca più comunità in un territorio ben definito, con un governo centralizzato capace di imporre una tassazione, di imporre corvée, di mobilitare forze militari per muovere guerra e, infine, di legiferare autonomamente, con la possibilità di sanzionare chi violi tali leggi.”) sono documentabili solo a partire dal tardo neolitico e prima età del rame. E, spero di poter poi, in un post successivo, darne conto, la natura moderna dello stato si manifesta solo con la pace di Westfalia. Non a caso le teorizzazioni filosofiche contrattualiste, che nascono ( anche qui ti rimando a un post che ha ancora da venire) come legittimazione a posteriori di questo tipo di ente

  3. bourbaki ha detto:

    iniziano ad apparire in tale epoca.

  4. Antonello Barmina ha detto:

    Non tutto ciò che è opprimente e vessatorio è riconducibile allo stato: pensiamo, per esempio alle istituzioni feudali. E’ pur vero, d’altra parte, che lo stato moderno(una tautologia evidentemente: non esiste uno stato medievale o antico…) sorge da una parte come aggregazione di entità inferiori, il comune e il feudo, che rinunciano, spontaneamente o meno, ad una quota della propria sovranità; d’altra parte come risultato di un processo di indipendenza rispetto al Sacro Romano Impero, che cessa, formalmente solo nel XIX secolo.

    • bourbaki ha detto:

      Che non tutto ciò che è opprimente e vessatorio sia riconducibile allo stato credo che sia abbastanza ovvio; non è questo il senso della riflessione. Che non esista uno stato medioevale o antico, dipende, invece, dalla definizione che dai di stato. In quella a cui mi riconduco nel post sono esistiti stati sin dal 3000a.c.

  5. Antonello Barmina ha detto:

    A questo punto credo che si debba tentare la difficilissima impresa di provare a dare dello stato una definizione unitaria, che provi ad abbracciare l’impero dei faraoni, la res pubblica romana, i regni romano-barbarici, il Sacro Romano Impero, il ducato di Sassonia, la Francia del Re Sole e via ad arrivare fino al contemporaneo stato di diritto, passando per la Comune di Parigi, l’Urss e tutte le esperienze del totalitarsmo del ventesimo secolo. Visto che ci siamo includiamo pure quel piccolo staterello parassita(che conta non più di cinquecento cittadini-sudditi) che vive sulle spalle del contribuente italiano).

  6. Antonello Barmina ha detto:

    Sto cercando di comprendere quando nasca lo Stato. In particolare sono interessato a sapere se esista uno stato premoderno. Lo stato è un’invenzione del tardo medioevo. Direi che lo Stato si evolva definendosi da una parte in contrapposizione ad entità territorialmente più limitate, il feudo e i municipia, dall’altra ai poteri universali dell’Impero e del Papato.

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